sabato 4 marzo 2017

LA METABOLIZZAZIONE INVERTITA DEL REFERENDUM E IL PUNTO DI ROTTURA DELLA SOFFERENZA COLLETTIVA

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Questo post è il montaggio coordinato e attualizzato di post precedenti in modo da raccordarlo a parti nuove che riguardano direttamente il presente; quindi, avendo a disposizione il maggior numero possibile di premesse e variabili da considerare...
Ho ritenuto fosse utile per "fare il punto" della stagnazione attuale.

1. Ripeterlo anche oggi ha molto senso. E proprio perché ci dà il "senso" della rimozione e della metabolizzazione invertita (cioè addirittura controproducente rispetto al suo esito) del referendum costituzionale.
Deflazione, insolvenze diffuse delle famiglie, fallimenti seriali di imprese e deindustrializzazione non contano nulla. E aggiungiamoci la solita "overdose" di privatizzazioni, almeno nelle intenzioni, per mettere" i conti in ordine e (perciò!) tornare alla crescita" (Padoan ci tiene alla sua reputazione internazionale...).
Quello che conta è mantenere la moneta unica.
...
L'euro, lo diciamo in altre parole rispetto a quelle che abbiamo tante volte detto, è una scelta politica volta a eradicare definitivamente la possibilità di redistribuzione del potere sociale al di fuori dell'oligarchia.
L'euro è infatti il presupposto e il fine ultimo - in un processo circolare inavvertito dalle masse anestetizzate dai media- che conferisce la legittimazione per poter adottare misure come quelle cui fanno riferimento le dichiarazioni sopra riportate.
In assenza del vincolo dell'euro, la necessità di quanto preannunciato anche in questi giorni, ma ovviamente lasciato al dopo-elezioni, ovvero a un governo tecnico da formare sull'anarchia tripolare nata dalla incapacità orchestrata di focalizzare nell'€uropa la radice dei nostri problemi, non avrebbe nè la priorità assoluta nè l'intensità che gli viene, variamente ma costantemente attribuita, da quando l'Italia ha intrapreso il cammino della convergenza dettata da Maastricht, aderendo poi alla moneta unica
2. Accettiamo pure quello che non appare affatto così scontato, cioè che l'Italia debba essere una economia fortemente "aperta", in modo massimizzato rispetto all'area UE, e in modo negoziato "in crescendo", in base alla intensificata apertura prevista da altri trattati rispetto al resto del mondo.
Il free-trade non è infatti una condizione "naturale" delle comunità sociali che, non ne subirebbero, ove possano saggiamente autogovernarsi, la potenziale spinta all'asservimento politico, e spesso militare, di chi prevale in questo free-trade; quello che esso determina è una competizione che si instaura INEVITABILMENTE tra comunità sociali politicamente autonome
Per "autonome", intendiamo sia territorialmente e organizzativamente distinte fra loro, sia caratterizzate, in base alla loro identità linguistica e culturale, dall'aspirazione al benessere collettivo; aspirazione, a sua volta, basata su un alto e spontaneo grado solidarietà interna al gruppo complessivo. Una solidarietà che, come ben sapevano i fondatori del federalismo europeo, è, in base all'esperienza millennaria della Storia umana, assente tra comunità politiche diverse.
Inutile dire, che in quanto ipotizzato dalle attuali classi politiche, il ritorno al protezionismo, magari intelligente (?), non è che un palliativo, scientificamente sbilenco, privo di qualsiasi attendibilità: il quadro dei trattati contraddice questa singolare eccentricità, pro-bono elettorato confuso, e, più ancora, ogni ipotesi di revisione dei trattati muove nella direzione della istituzionalizzazione della trojka come strumento di un'integrazione €uropea che si compendia nell'intensificazione del metodo esproprivativo della sovranità. 

3. In pratica, con le nuove "visioni" di neo-trattati €uropei, si aumenta a dismisura - per società dove territorio e mercato del lavoro sono già ora al collasso per come è finora attuata l'€uropeizzazione coatta- la contribuzione a un presunto bilancio federale dei paesi dell'eurozona per far sì che la RESTITUZIONE dei soldi prelevati dalle tasche dei cittadini italiani sia fatta, - e solo in parte- "a condizione" di realizzare ulteriori riforme strutturali del mercato del lavoro nonché privatizzatrici degli assets nazionali più (attualmente) impensabili. 
In questo programma di "riforma dei trattati"- cioè la riprova di quello che si ottiene a "sbattere i pugni sul tavolo"!-, "ridotto il perimetro dello Stato" nella versione hayekiana più drastica (cioè fine istruzione, sanità e pensioni pubbliche) il sedativo della disperazione - per la "protezione" fisica e sociale della casta oligarchia- viene propinato in qualche forma di reddito di inclusione o "di cittadinanza", o comunque denominato (i dettagli non contano per chi voglia "capire"), meglio se condito dalla eutanasia legalizzata per chi abbia superato, per età o condizione di malattia, la soglia di costo fiscale considerata tollerabile (e il bello è che lo chiamano "solidarietà tra generazioni").

4. Dunque se il trade internazionale è un fenomeno storicamente naturale per l'umanità (pure sulle piroghe del paleolitico, passando per i fenici e per i Danaos dona ferentes), è il "free" che non funziona: cioè la formalizzazione mediante un trattato (spesso imposto con la guerra) del fatto giuridico che non ci si possa in alcun modo difendere dai problemi di aggressione socio-politica derivanti dalla supremazia commerciale raggiunta da un altro gruppo. Per il benessere della comunità.

Quel "free", dunque, non è mai la libertà del gruppo sociale che - chissà come e perchè- è finito nella maglie dell'altrui trade, ma è, immancabilmente, una "free-competition" industriale e poi commerciale che impegna i sistemi sociali apertisi reciprocamente ad uno sforzo collettivo contrastante gli interessi dell'altro gruppo, sforzo del tutto omogeneo a quello espresso durante la guerra. 
Pure il conflitto armato, come tutti dovrebbero sapere, è essenzialmente vinto attraverso uno sforzo industriale: sia per produrre le armi, sia per supportare e finanziare l'azione bellica dei propri, tesa ad eliminare e ad uccidere abbastanza soldati e cittadini "nemici" da indurli alla resa, cioè alla sottomissione.
L'apertura delle economie al free-trade - lo abbiamo tante volte detto, come pure Bazaar- è dunque un vincolo (da trattato) allo scontro permanente.
Nella guerra vera e propria muoiono i lavoratori delle classi economiche subalterne divenuti soldati. 
Nello scontro industrial-commerciale fra "economie aperte", sono sempre i lavoratori a subire le perdite; sia con la disoccupazione, cioè con la miseria, sia con la costrizione all'emigrazione, sia col subire la propaganda dell'oligarchia del proprio regime che, comunque, riduce il loro benessere e la rappresentatività generale dello Stato, come pure le loro aspettative di vita e persino di riprodursi, mettendo su famiglia in condizioni di dignità e sopravvivenza.

5. Ma riprecisato questo, l'Italia non era, fino all'irrompere del "vincolo esterno", un paese così "debole" da essere destinato a soccombere in ogni scontro industriale e commerciale con altri sistemi-paese (come si dice oggi, in tecno-pop, per dissimulare la conflittualità inesorabile che deriva dalla "apertura delle economie"...per trattato free-trade, cioè un trattato free-fighting one-against-each-other, che è poi esattamente l'opposto di quello che ammette l'art.11 Cost., come saprà ormai chiunque abbia letto "La Costituzione nella palude"...o anche solo abbia veramente seguito questo blog).
Per porlo in condizioni di debolezza, cioè per far sì che la situazione divenisse tanto sfavorevole, per il popolo italiano, - e tanto favorevole per l'elite capitalista (nazionale e sovranazionale: in ciò naturalmente solidali) che vede sempre con favore questa situazione (per i motivi che vedremo, ben indicati da Kalecky e Caffè), si è dovuto inventare il vincolo esterno: al suo meglio, l'euro. Che ha epigraficamente gli effetti che segnala più sopra la frase di Padoan.

6. Dunque, per Costituzione, questo non si sarebbe potuto fare: in realtà, governanti che intendano fare gli interessi del proprio popolo e mantenerne il consenso, non avrebbero avuto nemmeno bisogno del precetto inderogabile di una Costituzione (rigida) per concepire, con la logica della democrazia sostanziale, di non intraprendere una strada del genere.
Governanti saggi, coscienti che l'opposta logica della massimizzazione del potere di pochi sull'intera società che dovrebbero governare non porta mai al benessere collettivo e alla stabilità sociale, dovrebbero tendere piuttosto al pieno impiego e propugnare, di fronte all'insorgere, sempre possibile, dei problemi di bilancia dei pagamenti determinati dal fenomeno "naturale" dello scambio internazionale, la condizione dell'equilibrio dei conti con l'estero come unico limite al perseguimento del "pieno impiego" democraticamente accettabile.
Ma è qui che, dove la logica democratica non avrebbe consentito spazi di manovra (sorretti dal consenso), subentra la scelta politica di forzare le cose col trattato free-trade e di indebolire ogni capacità di resistenza democratica (cioè del lavoro) attraverso il cambio fisso-moneta unica.
7. Vediamo dunque se, in qualche modo, il fenomeno Trump, - che pure aveva segnato una sconfitta delle alte aspettative dell'oligarchia mondialista del free-trade, ossia della guerra alle classe medie del lavoro e ai "ceti indipendenti" (indipendenti dal controllo politico degli oligopoli/monopoli sovranazionali, come avvertiva, nel 1949, Lelio Basso), - ha mutato questo scenario. Attualmente no: forti tensioni politiche sono sorte tra le due sponde dell'Atlantico ma essenzialmente su dichiarazioni e enunciati di astratto principio.

8. Ma tutto questo non si potrà presumibilmente tradurre in un cambiamento tangibile, almeno nel breve periodo:
a) né delle classi dirigenti che realmente controllano la traiettoria delle economie occidentali, al di là di questa o quella formazione politica che si affanni, in tutta €uropa, a raccontare che porterà il "cambiamento";
b) né della cultura mediatico-accademica che a tale controllo è funzionale: semplicemente perché un "riposizionamento" sostanziale implica una profonda autocritica e, per lo più, si sono estinte le risorse cognitive persino per concepirla, mentre le risorse morali per assumersi la responsabilità delle proprie colpe non è...roba di questo mondo.
Ribadiamo che Trump è un segno dei tempi, non la soluzione a una deriva sempre più drammatica; è quindi "l'accettabile compromesso" (per le elites, certamente), che cerca di salvare capra e cavoli, dell'interesse USA, in teoria "popolare" e legato al malcontento delle classi medie impoverite, mediante la sostanziale intangibilità delle cause del problema, ricorrendo, in vario modo, alla consueta tecnica di attaccare gli "effetti" nella forma dell'acutizzazione dei conflitti sezionali.

9. Ora la (quasi fisiologica) correzione verso l'alto dei prezzi petroliferi (e di conseguenza delle commodities), riporta l'inflazione, in €uropa, verso il 2% senza alcun merito di Draghi: che infatti indirettamente lo ammette nel rispondere alle stucchevoli pretese tedesche di por fine al QE e di ricominciare a far salire spread e tassi di interesse.
Ma il fatto è che la (mitica) guerra (s)valutaria tra euro e dollaro, cioè una rivalutazione del primo sul secondo (e il conseguente "colpo finale" alla moneta unica), è ancora al di là da venire: la Yellen incombe col rialzo dei tassi e comunque l'effetto Trump su Wall Street, pur privo di qualunque logica, ostacola e imprigiona qualsiasi efficace politica strutturale di correzione, ex parte USA, dei conti con l'estero, unita ad un rilancio dell'occupazione manifatturiera, in assenza di investimenti in capitale fisico che il settore pubblico avrà grandi, se non insormontabili, difficoltà a innescare.

10. E dunque?
"In questo contesto, tutto sommato,...sono segnali contraddittori nel complesso.

E confermano che, negli USA, si ha una prevalente visione non "destabilizzante" dei rapporti con la Germania: perchè ci sono fin troppe questioni intrecciate, e convergenti visioni prevalenti, rispetto ai motivi di dissapore.
In particolare, gli USA non possono non considerare l'enorme utilità della Germania per disciplinare il resto dei paesi UEM, quelli con le "Costituzioni antifasciste", ed eliminare una volta per tutte la tutela del lavoro, flessibilizzandolo e privandolo del welfare (salario indiretto di "resistenza" alla durezza del vivere), e liquidare anche solo una parvenza di senso del sindacato.
Prima questo: poi si ragiona eventualmente sul resto.
Salvo complicazioni: che gli USA possono avere dal fronte interno, cioè dalla fine della loro mobilità sociale e dai suoi riflessi elettorali forse imminenti, ovvero da Putin. Ma non dalla Germania".
"E noi italiani, in mezzo a tutto questo? 
Attendiamo appunto. 
Attendiamo che si completi la riforma incessante del mercato del lavoro, lo smantellamento del welfare in vista della sua privatizzazione (TTIP o meno che sia), e, in sostanza la fine della democrazia sociale (non liberale, che è invece l'obiettivo che, se siamo fortunati, ci viene riservato dal capitalismo finanziario e oligopolistico). 

10.1. Con questa nostra traiettoria rigidamente prestabilita, il referendum ha, in fondo, solo un'interferenza strumentale: la Costituzione, nei suoi principi fondamentalissimi che delineano il modello socio-economico voluto dal Potere Costituente democratico, è ormai praticamente già disattivata.
Il referendum sarebbe, se vincessero i sì, una mesta ratifica formalizzatrice di questo stato di cose.  E servirebbe da propulsore nell'accelerazione della traiettoria.
Se vincessero i no, (solo) l'indebolimento di una serie di personalità che si sono autopromosse come "i migliori garanti" del completamento del disegno delle oligarchie sovranazionali riservato a noi italiani (ovviamente non soltanto a noi italiani, ma per noi "di più"...et pour cause).
E servirebbe come presupposto per uno "stato di eccezione" (v. n.4 successivo) da cui rafforzare la traiettoria stessa.
Ma il disegno e la sua scansione inarrestabile - almeno da parte di forse endogene- rimarrebbero in qualsiasi dei due casi.
  
11. Ed infatti, in questi giorni, assistiamo sia all'indebolimento di queste "personalità" sia all'inarrestabilità del disegno stesso: che può sempre trovare nuovi interpreti, non meno avviluppati nelle spire del rilancio dell'€uropa ad ogni costo, peraltro senza badare più ad alcuna verosimiglianza delle loro previsioni e confuse rivendicazioni.
L'attuale situazione (politico-mediatica) oscilla tra il semplice preparare una maggioranza eurista, quale che sia la forma ircocervica o chimerica che essa debba assumere, e la sub-ipotesi, sempre più probabile e segretamente preferita da tutti, del governo tecnico o "di emergenza nazionale" che segua le elezioni e riprenda il discorso interrotto negli ultimi tre anni. 
Un discorso, nei fini dell'oligarchia sovranazionalista - e quindi esterocontrollata- che si è rivelato un pieno successo.
Non possiamo non tenere conto di questo: le politiche economico-fiscali succedutesi a partire (almeno) dal 2010 (neppure dal 2011, a rigor di...conti), sono considerate un indubbio successo dalla classe politico-mediatica a "pensiero unico" che, in qualche modo, ritiene di poter continuare a governare secondo il metro delle Conferenze di Bruxelles e di Genova (pp.7-8), rispettivamente, del 1920 e del 1922.

11.1. L'unica vera variabile non controllabile, piaccia o no, è la possibile elezione in Francia di Marie Le Pen: non certo rose e fiori per l'immediato interesse italiano (il che è del tutto ovvio), ma almeno si tratta di un cambiamento che risulterebbe completamente fuori quadro e tale da imporre un ricalcolo delle alchimie auto-mantenitive che, altrimenti, in Italia, nel complesso delle maggiori forze politiche, dovrebbero portare al completamento del "successo" e alla sua stabilizzazione.
E' poco? E' tanto? E' quello che abbiamo...Nessuno, in €uropa, può vincere il dopo-elezioni, come abbiamo detto, ma nondimeno nessuno "può" mollare l'osso prima di averlo completamente spolpato.  
E queste sono però considerazioni di breve periodo: nel lungo periodo saremo tutti morti, ma nel "medio", spolpare l'osso non porterà beneficio e l'€uropa crollerà comunque per la cecità di chi la conduce. 
Attendiamo di vedere, in un'Italia totalmente alla deriva e incapace di sprigionare una reazione autoconservativa minima, come la non-vittoria alle elezioni di chiunque, e la prospettiva dell'imposizione, abbondantemente fuori tempo massimo, di un governo tecnico-emergenziale, condurrà alla sofferenza collettiva oltre qualsiasi soglia di tollerabilità.
Il che è già una sconfitta: ma anche nel 1943 si prese atto di una sconfitta...

22 commenti:

  1. L'ANTONOMIA DEI MENTITORI
    (otc, a futura – autoreferente - memoria)

    Troppo lontana dalle profondità espresse da Bertrand Russell all'inizio del secolo breve (”l'insieme di tutti gli insiemi che non appartengono a se stessi appartiene a se stesso se e solo se non appartiene a se stesso”), risulta – quella di Jean Claude - essere la dichiarazione finale del SSogno e la difficile apertura di nuove fasi, tra le quali la prossima rappresaglia frattalica.

    Giuntiamo al “libro bianco” dell'alleanza farlocca:
    * chi i cordoni della borsa,
    * chi l'indice sul grilletto,
    * chi, tra borsa e grilletto, continua a non capire che “l'insieme di tutti gli insiemi che non appartengono a se stessi” .

    Comunque, grazie ancora - insignificante il mio - a '48 e a tutti quelli che hanno contribuito a svelare verità fattuali e a rivitalizzare un sentiero già percorso.

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    1. L'espediente del Libro Bianco (ennesimo) poteva funzionare negli anni '80 e '90; esattamente come quello del governo tecnico negli ultimi 20 anni.

      Ora mi pare realmente difficile che qualcuno possa abboccare e persino entusiasmarsi, resuscitando il legame ridicolo tra euro e pac€.

      Ma l'esito di questo accanimento terapeutico rimane un mezzo mistero: almeno nel breve periodo.

      A me, ESSI e i loro mandatari-margravi, paiono indecisi se preferire l'abolizione delle elezioni per sostituzione mediante sondaggi (manipolati per definizione), ovvero se vanificare qualsiasi esito delle votazioni, con governi tecnici o di "unità nazionale" (!!!), etichettati "di salute pubblica", che si stabilizzano per tutta una legislatura (e intanto 5 anni sono sistemati per mandare avanti il luna park: il colpo gli è già riuscito e gode tutt'ora dell'appoggio istituzionale più compatto).

      Quindi, trasformare qualunque esito delle elezioni in burla, se non altro consente, con comodo, di trovare una forma normativa, preferibilmente €uropea, per giungere comunque a sostituire le elezioni con sondaggi manipolati...

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  2. "Comunque, grazie ancora - insignificante il mio - a '48 e a tutti quelli che hanno contribuito a svelare verità fattuali e a rivitalizzare un sentiero già percorso".

    Presidente, se Le balenasse in capo l'idea dell'impossibilità di salvar niente e nessuno, col Suo blog e con i Suoi libri (mi pare di aver letto da Lei qualcosa di simile, un giorno), non vi dia peso.
    Ha già salvato me e chissà quanti come me dal liberalismo, dal cattolicismo mondialista, dal socialismo liberale e da ogni "etica dello Stronzo" (me la passi: il francesismo è imperativo categorico, su questi temi).

    Morremo tutti in ogni improbabilmente fausto (o più verosimilmente infausto) caso, ma farlo con l'anima lurida sarebbe intollerabile.

    Non essere liberali procura, ai democratici sconfitti, una sorta di silente felicità. Grazie.

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  3. e una inflazione che riprende..con salari al palo o peggio in calo.
    è l'ennesimo macigno sul popolo lavoratore...e disoccupato.
    tutte le accise messe negli ultimi anni approfittando dei cali delle materie prime renderanno il prezzo dei generi di prima necessità insostenibile in caso di un vero rialzo del petrolio.

    in tutto questo renzi sembra divenuto ormai il mirino delle elites...considerato non sufficientemente affidabile per governare l'italia...lui che ha eseguito pedissequamente il 90%-95% delle imposizioni europee (anche per via di ministri come Padoan e Calenda impostigli da Napolitano che lo hanno di fatto mezzo commissariato in materia economica fin da subito) limitandosi a mugugnare ogni tanto sull'eccessiva austerità e sulla necessità di dare qualcosa ogni tanto al popolo anche solo per vincere le elezioni....
    Ma qui sta il suo tallone d'achille...lui vuole restare in politica. non è un membro dell'elite e quindi non vuole tornare a una vita semi-anonima.
    meglio puntare sui tecnici che, essendo già parte del club da subito, non avranno remore a rovinarsi pubblicamente per aver distrutto sempre più il proprio paese, tanto il posto alla presidenza di una banca d'affari appena terminato il compito ce l'hanno garantito.

    Renzi, pur avendo aperto mooolti meno scontri di quanto non fosse sufficiente...e pur non avendo quasi mai fatto seguire i fatti alle parole...è già considerato un ribelle. L'attacco giudiziario in corso ora mi sembra abbia un tempismo sospetto.

    Per i padroni dell'europa, per poter governare l'Italia, devi eseguire senza fiatare. non basta eseguire. devi pure star zitto e muto.
    il primo che parla è licenziato.

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    1. Supponiamo, per ipotesi basata sull'esperienza di analoghe vicende pregresse, che gli "avversi" siano nelle alte sfere €uropee; la mia impressione è che sarebbe emerso ben altro. Ma saremmo ancor in tempo: vedremo...

      Semmai l'atteggiamento dei media pare suggerire una rotta di "adelante con juicio": segno che, comunque, non sanno bene fino a che punto possono ricorrere a vecchi schemi collaudati, nel timore di innescare processi che potrebbero NON ESSERE più controllabili.

      Glielo impedisce, probabilmente, conoscere la verità sui sondaggi e sullo spostamento potenziale dei flussi di voto (rammentiamo quelli del referendum con varie rimonte possibili annunciate e nessuno che si è approssimato al risultato effettivo).

      Da ciò l'impressione che una cosa è il "ridimensionamento" altra la "eliminazione": alla causa del successo final€, che sentono vicino (o che "devono" garantire come tale) c'è bisogno dell'apporto di tutti senza troppo sottilizzare.

      In fondo è una lotta contro il tempo: per ingabbiarci in un vicolo cieco e dirci che "no, non c'è più via d'uscita, non vedi il muro?".
      E, in effetti, non gli manca tanto al punto di non ritorno: so' soddisfazioni...

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    2. cioè davvero sul fronte interno l'unica cosa che possiamo sperare è che Renzi in una alzata di testa personalistica apra fronti di scontro...io davvero non so definire quanto questa speranza sia deprimente.

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    3. preciso che non volevo diffondere terrorismo inflattivo. non sono uno di quelli.
      Però l'inflazione in assenza di crescita economica è effettivamente una sassata sui lavoratori. in condizioni di depressione economica, è una montagna che frana.
      non possiamo assolutamente permetterci una stagflazione ora...non con questi liquidatori al governo.

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    4. Luca ti stai focalizzando su problemi "eccentrici": che c'entra che possiamo sperare in un'alzata di testa di Renzi?
      La mia risposta implica il contrario: tutti sono ritenuti necessari alla causa eurista - ed anzi lui ha dato un contributo fondamentale- e non possono permettersi di perderlo troppo bruscamente (un Orlando o un Emiliano non sono considerati più "efficaci" allo stato). Questo è il succo.

      Quanto all'inflazione da aumento dei prezzi delle commodities, con salari reali in diminuzione, ci siamo già passati: e d'altra parte, la tendenza attuale è quella della diretta diminuzione dei salati nominali, dovuta a meccanismi, ormai normativi, di regolazione del mercato del lavoro flessibile.

      Non è questo, di per sè, a poter provocare tensioni sociali insopportabili: semmai il fatto, altamente significativo, che l'inflazione "core" italiana (depurata dei prezzi prodotti petroliferi e alimentare) è probabilmente ancora sotto l'1% (inflazione core dell'intera eurozona).

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  4. Il gioco dura finché il “Nuovo Ordine Mondiale” uscito dal 1989 regge: se l’ordine vigente crolla, è inevitabile che l’establishment italiano subisca gli effetti degli stravolgimenti internazionali. Il 9 novembre 2016, ossia l’elezione alla Casa Bianca di Donald Trump, un presidente anti-europeista, isolazionista e protezionista, è per la Seconda Repubblica quello che il 9 novembre 1989, ossia il crollo del muro di Berlino, fu per la Prima. È il suono della campana a morto.

    È la fine di Matteo Renzi, Giorgio Napolitano, Mario Draghi, Sergio Mattarella, Laura Boldrini, Romano Prodi, Massimo D’Alema, Silvio Berlusconi, Enrico Letta, Giuliano Amato, Pierluigi Bersani, etc. etc. Ma è la fine anche del Movimento 5 Stelle


    L’Italia dopo Trump: l’establishment attende inquieto la fine

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    1. In realtà la partita è ancora aperta: qui abbiamo a lungo analizzato come non fosse decisiva la già scontata caduta del muro di Berlino (anticipata dall'Atto unico sul versante dei politici di governo €uropeisti del tempo, ritentuti, a torto o a ragione, "inefficienti" e quindi da sostituire non appena privatizzato il sistema bancario nonché preceduta, e di molto, dal riposizionamento del PCI).

      Seriamente: non è mai accaduto in Italia che una classe politica sia caduta quando ancora, in modo sostanziale, risulti funzionale agli interessi USA (che on dimentichiamo, fino a ieri, usavano la leva tedesca per tenere in ordine le "razze inferiori" mediterranee e scioperanti).

      Gli USA, nel caso desiderino un cambiamento di rotta, lanciano preventivi warnings, cui la nostra classe dirigente si affretta ad adeguarsi.

      Il fatto è che la stabilizzazione e l'univocità di un cambiamento di interessi USA, in quanto legate alla presunta (per mancanza di prove concrete) "linea Trump", non s'è ancora compiuta: il warning non c'è stato e se c'è stato qualcosa che gli assomigli, non è stato sufficientemente chiaro.
      Quando lo diverrà, allora, potremmo, eventualmente, fare ipotesi come quelle che formuli.

      E non dico che tale ipotesi risulti impossibile (è solo prematura): è vero, infatti, che la classe politica a cui fai riferimento ha ormai grosse difficoltà a fare autocritica e a poter giustificare repentini cambi di rotta.
      Anche perché ha vissuto troppo a lungo nella bambagia di slogan eteroimposti e ha finito per crederci senza averli mai compresi fino in fondo...

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  5. I pensieri di Serge Latouche

    "Un ulteriore passo potrebbe potrebbe consistere nel trasformare il reddito minimo di inserimento, o i suoi equivalenti, in un vero proprio reddito di cittadinesca scindendo il reddito dall'obbligo di lavoro. Pur essendo una misura utopica nel contesto attuale, si tratterebbe di una vera rivoluzione culturale con ricadute a livello regionale, nazionale, europeo e mondiale.
    Nello stesso tempo, oltre al reddito minimo di cittadinanza, bisognerebbe introdurre il reddito massimo consentito. Questa misura avrebbe l'obiettivo di introdurre simbolicamente a concretamente, all'interno di una democrazia restaurata, i necessari limiti all'hybris (la dismisura)".

    da: La scommessa della decrescita, Serge Latouche, Feltrinelli, 2007

    https://books.google.it/books?id=3h-aBAAAQBAJ&pg=PT156&lpg=PT156&dq=Questa+misura+avrebbe+l%E2%80%99obiettivo+di+introdurre+simbolicamente+concretamente+,+all%E2%80%99interno+di+una+democrazia+restaurata,i+necessari+limiti+all%E2%80%99hybris&source=bl&ots=KmzhEQe119&sig=n9v21FE39AllrJWhtMFUMQzw5ZM&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjhlJuUlb3SAhWJtBoKHZKMBlUQ6AEIGjAA#v=onepage&q=Questa%20misura%20avrebbe%20l%E2%80%99obiettivo%20di%20introdurre%20simbolicamente%20concretamente%20%2C%20all%E2%80%99interno%20di%20una%20democrazia%20restaurata%2Ci%20necessari%20limiti%20all%E2%80%99hybris&f=false

    "A CHI VUOI DARE IL PREMIO CAPALBIO SE NON AL TEORICO DELLA ‘’DECRESCITA FELICE’’? 2. LATOUCHE NON POTEVA CHE ATTECCHIRE TRA I VACANZIERI DELLA PICCOLA ATENE TOSCANA, IL REGNO DEI RICCONI ANTICAPITALISTI, DEGLI ANTICONFORMISTI DI REGIME E DEI POTENTI INNAMORATI DEL POPOLO (PURCHÉ SI TENGA A DISTANZA DAGLI OMBRELLONI) 3. ECCO LA RICETTA PER SALVARE L’UMANITÀ: DRASTICA RIDUZIONE DEI CONSUMI, ABOLIZIONE DEL TURISMO E DEI VIAGGI IN AEREO E DELLE AUTO IN FAVORE DELLE BICI,"
    http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/chi-vuoi-dare-premio-capalbio-se-non-teorico-decrescita-61658.htm

    La decrescita "felice" è l'ideologia hayekiana condita di qualche slogan "anticapitalista" ed "ecologista" col fine di farla sfondare all'interno della sinistra radical chic, o di quella "antimperialista" e "altermondialista", pro immigrati clandestini, cioè, all'interno di quel settore di opinione che influenza i MINIONS "dar basso", per le strade, nei movimenti extraparlamentari, nei centri sociali oKKupati, nelle riviste "autoprodotte", ecc.; decrescita felice che sempre mantiene, però, degli agganci nei salotti buoni dell'élite.

    Alla fine, all'interno di questa melma ottusa con le sue lotte "dar basso", ci sarà qualcuno che capirà che questa auspicata decrescita era solo quella dei subalterni, del 99% degli abitanti di Gaia, di quelli, cioè, che vivevano con il proprio reddito DA LAVORO, cioè il "cancro del pianeta" secondo i veri TITOLARI DELLA PROPRIETÀ, cioè dell'1%, cioè di quelli che vivono di parassitismo e fancazzismo?

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    1. In estrema sintesi, parliamo di mantenimento e di assistenza sociale, di solidarietà economica e sociale, ma parliamo sempre di Libertà. Richiamando gli Artt 1,4,3,38, ma perché no, il 32, voglio ricordare che la dimensione costituzionale della libertà, quindi, della dignità, ma anche del tendere all’eguaglianza sostanziale (Art.3,2 comma) parla di concorso al progresso materiale o spirituale, di espressione e sviluppo della personalità, di rimozione dei limiti e ostacoli di ordine economico e sociale e non si limita a parlare di redditi massimi o minimi di cittadinanza. Il dubbio che sostengo, è che il reddito minimo di cittadinanza possa rappresentare un concetto riduttivo rispetto alla novella della Costituzione repubblicana, che, rispetto agli Statuti, ha previsto, non già una mera assistenza dello Stato “signore", ma la cooperazione fra le politiche dello Stato e il lavoro del cittadino, verso il raggiungimento della massima eguaglianza non più solo formale ma sostanziale, attraverso l’ascensore sociale racchiuso nel principio lavoristico. Quell’ascensore può non poter progredire, ma il cittadino deve continuare a esprimersi nella trama dei principi costituzionali. Quindi, ritengo che il reddito di cittadinanza, ridotto a misura solo economica e condizionata dall’economia, possa rappresentare un passo indietro, un minus rispetto alla garanzia della dignità offerta dal Lavoro e alla quale dobbiamo parallellare il livello della partecipazione dello Stato. Infatti, sul livello del reddito di cittadinanza graverà l’incidenza negativa delle risorse economiche che saranno disponibili per gli inabili,i disoccupati involontari ..e quant’altri e senza sorvolare sui milioni di diseredati, cui stiamo avviandoci a offrire lo status di cittadino (atti Camera e Senato sul divieto di respingimento dei minori, i ricongiungimenti familiari e lo ius soli).

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    2. Non è un mero passo indietro: è la negazione dell'effettività del diritto al lavoro (artt.1 e 4 Cost.) come obbligo incombente sugli organi di governo della Repubblica (art.3, comma 2, Cost.).

      Suggerisco la lettura dei numerosi post del blog relativi al RdC, e dell'apposito paragrafo ne "La Costituzione nella palude".

      In situazione di violazione sistemica dei principi fondamentali della Cost. da parte dei trattati UE-UEM, si tratta di un aggravamento esiziale di tale contrasto.

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  6. Chissà mai se costoro, cioè i divulgatori "felici" della decrescita, cioè i rivoluzionari antimperialisti "dar basso", capiranno mai di essere stati LORO, sì, proprio LORO, le prime vittime della PROPAGANDA DELLA CLASSE CAPITALISTA NEO LIBERALE. Sì, loro certo immuni dai progetti erasmus, ci vengono a dire, a noi subalterni falcidiati dalla crisi e dalla disoccupazione, quanto è bello andare in bicicletta, vivere senza soldi, coltivarsi i pomodori nel terrazzo, PRETENDERE UN REDDITO DI CITTADINANZA SENZA LAVORARE, smettere di andare in vacanza, di viaggiare in aereo e di concedersi qualsiasi "lusso" (meglio starsene a casa, si consuma di meno davanti alla Tv a guardarsi i mondiali di calcio); tutto ciò, ci venivano a dire, lo dovevamo fare come rivoluzione anticapitalista e tutto ciò doveva nascere da noi, non essere imposto; doveva essere un progetto VOLONTARIO E FELICE. La riduzione in schiavitù necessita infatti sempre della collaborazione dello schiavo. Ed è da qui che scaturisce, da parte dei descrescisti, la volontà di "decolonizzare l'immaginario" dalla insidiosa socialdemocrazia keynesiana del benessere di massa (mai citata esplicitamente, e artatamente confusa, mischiata, col CAPITALISMO NEOLIBERALE TOUT COURT, qui rivisto, da 40 anni a questa parte, come foriero di catastrofi ecologiche imminenti, catastrofi che si sarebbero dovute avverare nel giro di pochi anni) e la successiva "ricolonizzazione" dello stesso con l'ideologia ordoliberale, divulgata, però, nei suoi effetti "benefici" "dar basso". Cioè, il progetto neoliberale di rimpiazzo della democrazia keynesiana con la dittatura a beneficio ultimo dei TITOLARI DELLA PROPRIETÀ, doveva avere degli utili idioti che lo divulgassero nei meandri della sinistra "altermondialista", col fine di farglielo desiderare nei suoi effetti che avrebbe avuto inevitabilmente nella stragrande maggioranza di loro.

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  7. Sì perché, l'ideologia è la stessa, ma la programmazione delle menti è diversa: vi è, da una parte, la programmazione per l'eletto, che è quella erasmus-cosmopolita dei viaggi infiniti intorno al mondo a cazzeggiare; vi è poi, dall'altra, la programmazione per lo schiavo in via di estinzione, che è portata avanti dagli "altermondialisti dar basso" che ci vengono a dire quanto vivevamo già "dignitosamente" quando la nostra unica distrazione era il bar sottocasa e la partita in TV, mentre eravamo costretti ad infinite rinunce per poter ripagare col sudore della nostra fronte un mutuo ventennale per avere il diritto ad abitare in una casa; però adesso, alcuni di loro, PROPRIO IN COINCIDENZA DELL'INTRODUZIONE DELL'EURO, CI DICONO CHE DOBBIAMO FARE MEGLIO....per i MINIONS via macchine E TV, via aerei, viaggi di ogni tipo, via il lavoro, così come i consumi...si ai pomodori e ai fagioli coltivati in casa (per chi ce l'avrà ancora una casa, gli altri si accontenteranno di una baracca), perché se i fagioli sono comperati dal fruttivendolo si trasfigurano in volgare merce che alimenta IL CAPITALISMO; SI AL REDDITO DI CITTADINANZA; in sostanza il fine ultimo è quello di FARCI DESIDERARE DI VIVERE IN UNO SLUM IN STILE ELYSIUM, ANZI, VOLERLO COME NOSTRO DESTINO, PER IL BENE NOSTRO E DI GAIA. Dal MARXISMO allo STRACCIONISMO: COMPAGNI, PER COMPIER LA RIVOLUZIONE "COMUNISTA", DOBBIAMO TAGLIARCI LE NOSTRE STESSE PALLE E SMETTERE DI RIPRODURCI, DI CONSUMARE, SMETTENDO COSÌ DI ALIMENTARE IL CAPITALE E I SUOI CATTIVISSIMI INFINITI PROFITTI TRATTI DALLA PRODUZIONE DI BENI DI CONSUMO DI MASSA (CHIUDIAMO UN OCCHIO, PERÒ, SULLA FINANZA PARASSITA O I TITOLARI DEL DIRITTO DI PROPRIETÀ), RITENIAMOCI QUINDI FELICI E CONTENTI DEL VIVER DI ELEMOSINA COL REDDITO LATOUCHIANO-HAYEKKIANO GARANTITO.
    PER QUANTO SARÀ ANCORA NECESSARIO RICORDARE LE PAROLE DEI NOSTRI COSTITUENTI CHE AUSPICAVANO UN PROGRESSO MATERIALE E SPIRITUALE DELLA NOSTRA SOCIETÀ PER MEZZO DEL LAVORO? PROGRESSO, NON STAGNAZIONE, NON REGRESSO, NON RIDUZIONE; MATERIALE, PER MEZZO DEL LAVORO, NON DEL REDDITO DI CITTADINANZA, PROGRESSO MATERIALE, NON REGRESSO MATERIALE, NON STAGNAZIONE MATERIALE; DI TUTTA LA SOCIETÀ, QUINDI SOLIDALE, ED ANCHE SPIRITUALE, CULTURALE, PERCHÉ PROGRESSO MATERIALE E SPIRITUALE DEVONO ESSERE INSCINDIBILI. PROGRESSO...PERCHÉ GLI UOMINI NON VOGLIONO VIVERE BENE, VOGLIONO VIVERE MEGLIO, COME SINGOLI E COME COMUNITÀ ALL'INTERNO DI UNO STATO, PROGRESSO VUOL DIRE QUESTO.

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    1. Frequenti decisamente ambienti poco raccomandabili :-)...e hai ragione: per coltivare i pomodori sulla terrazza di casa, occorre:
      a) avere una terrazza;
      b) una casa.
      Entrambe le condizioni verrebbero meno in caso di realizzazione del decrescismo felice di massa.

      Penserei più a una "seconda fase" di enormi deportazioni in campi abbandonati e da ri-coltivare (costoro saranno sicuramente entusiasti!): la casa, come diceva Bazaar, semmai te la costruisci coi materiali che trovi, a mani nude.
      Se li trovi: in caso contrario, la durezza del vivere, da sperimentare, sarà quella del 1° soccorso per i terremotati, divenuto il paradigma a regime dell'insediamento post-consumista.

      Basta con illuminazione, strade e fogne da mantenere: vuoi mettere la dignità degli slums del Bangladesh portata a metodo di ri-educazione del riottoso?

      Non dimentichiamo che il reddito di cittadinanza è pur sempre una graziosa concessione della politica pro-tempore (una volta resa barzelletta "filosofica" la Costituzione): mutando certe condizioni, opportunamente inducibili (e già programmate), se ne possono radicalmente cambiare le condizioni di concessione.

      Come "ti creano", giustamente, poi ti possono "distruggere", con un tratto di penna del "Legislatore" eroico (del Mercato, sempre sia lodato).

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    2. @STOPMONETAUNICA

      ciao,
      scusa l'impertinenza, m'è difficile il MIUSCO/lato e ho - quant' io abbia guai "visivi" - limitatezze con quant'altri urlano .. rottamano .. asfaltano ..

      Il parlare .. il confrontarsi .. il dibattito .. la conoscenza .. la consapevolezza .. è altro

      Comunque, io VOGLIO IL NOSTRO BENE

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    3. Ciao poggiopoggiolini

      Scusa, magari si è percepita una volontà polemica, urlatrice...ma ti assicuro nulla di personale con autori o lettori; anzi, orizzonte48, con tutti i suoi friends, è l'unico posto dove ho trovato accoglienza e comprensione; anche sulla descrescita, già affrontata in passato; grazie a tutti voi; è solo che molto di quello che tu percepisci come urlo deriva da vita sofferta e vissuta; cose che ho già raccontato in parte in altri post; quindi abbi comprensione se qualche volta ti sembra che io abbia superato certi toni moderati; ma sempre nulla di personale; vorrei solo smontare certi "memi", non certo le persone che inconsapevolmente e magari ingenuamente li divulgano, da altre parti, e non certo su orizzonte48.

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  8. Maastricht dannoso per il benessere della maggioranza degli italiani? Ma che strane idee...

    Se l ’articolo 104 C, comma 2, a, punto 1 fu scritto dalla nostra delegazione, il punto seguente reca la firma della delegazione britannica, laddove esclude l’applicazione meccanica dei criteri in caso di scostamenti “eccezionali e temporanei”. E questo, in tutto il trattato, l ’unico accenno al ciclo economico. Né deve stupire che siano stati i britannici a proporre quell’emendamento. L’Inghilterra resta pur sempre la patria di John Maynard Keynes. Per
    chi, come me, è stato sinceramente convinto della bontà dell’impianto complessivo degli statuti di Bretton Woods e della loro interpretazione successiva, è difficile accettare con animo leggero il fatto che l’obiettivo della stabilità dei prezzi sia indicato senza alcun riferimento al livello occupazionale e, dunque, al benessere delle comunità che si sono date questa nuova Costituzione monetaria. Ho provato ripetutamente nel corso del negoziato a inserire tra i criteri anche il livello di disoccupazione che pochi mesi dopo sarebbe riemerso, dopo tanta dimenticanza, come il problema principale dell’Europa. Senza successo.
    ” (G. Carli, Cinquant’anni di vita italiana, Laterza, Roma-Bari, 1996 [1993], pag. 407).

    Che volete che siano simili piccolezze rispetto al rischio "istinti animali"?

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    1. Sì, era un punto cruciale di tensione tra "opposti estremismi" (nella sua logica): superò il trauma senza particolari sofferenze.
      Bastava non dire pubblicamente quale fosse la posta in gioco e lasciare che il parlamento approvasse senza aver fondamentalmente capito un tubo.
      In effetti, poi, il conto non fu presentato a chi votava: almeno "quel" conto. E, in verità, non avevano ancora visto nulla.

      Il fatto che Carli nel 1996 (e già nel 1993) scrivesse di queste cose in questi termini, rimane però agli atti per connotare l'elemento soggettivo della volontà di chi fu protagonista della "genesi" esattamente in quel periodo...

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  9. “…nel complesso mi sembra che la moralità e la religione degli abitanti siano molto rispettabili. Vi sono molti che censurano, anche più aspramente di Kotzebue, tanto i missionari quanto il loro sistema e gli effetti da esso prodotti. Costoro non confrontano mai lo stato attuale dell’isola con quello di soli vent’anni fa, e neppure con quello dell’Europa di oggi… sono stati aboliti i sacrifici umani, l’autorità di una classe sacerdotale idolatra, l’infanticidio… Per un viaggiatore dimenticare queste cose è un’ingratitudine bassa; perché se egli per disgrazia naufragasse su una qualche ignota spiaggia, alzerebbe una devota preghiera al cielo perché gli insegnamenti dei missionari si fossero estesi a quella regione.” Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo. Tahiti e Nuova Zelanda

    In questo passo Darwin classifica su una scala, tramite il criterio vittoriano della rispettabilità, la moralità di una popolazione - ma in questo modo potenzialmente di tutte le popolazioni. Interessante però è il metodo di classificazione, ossia il ragionamento controfattuale “se qualcuno naufragasse qui…”. In fondo, chi diavolo è che rischia di naufragare a Tahiti nel periodo in cui scrive Darwin? Un suddito o cittadino senz'altro di uno degli imperi coloniali europei. Si ottiene che determinate società di individui diventino un ostacolo per il progresso NON di tutti, ma di tutti quelli che viaggiano da una sponda all'altra dell'Atlantico. La libertà di codeste può, anzi deve, essere limitata. Questo “progressivismo” presuppone l'evenutalità positiva della schiavitù, e visto il simpatico razzismo di cui ci beano i colonizzatori ecco che abbiamo trovato, come altrove evidenziato nel blog, la giustificazione storica e morale di questa cosa che non funziona:

    “…se il trade internazionale è un fenomeno storicamente naturale per l'umanità (pure sulle piroghe del paleolitico, passando per i fenici e per i Danaos dona ferentes), è il "free" che non funziona: cioè la formalizzazione mediante un trattato (spesso imposto con la guerra) del fatto giuridico che non ci si possa in alcun modo difendere dai problemi di aggressione socio-politica derivanti dalla supremazia commerciale raggiunta da un altro gruppo…”







    A: “Accidenti, esistono un sacco di stati piccolissimi! Tutte quelle isolette del Pacifico, i Caraibi, le repubbliche del centro America, tutti gli staterelli dell’Africa, chi se lo sarebbe aspettato…”

    B: ”Già, e pensa a quanti ce ne sono che sono ancora sotto bandiere europee, la Polinesia Francese, i Caraibi Olandesi…”

    A: “A me l’Oceano Pacifico mette un po’ paura. È veramente enorme, e ciononostante tutti gli scogli che ci sono, anche le isolette più isolate e minuscole sono di qualcuno.”

    B: “Già.”

    A: “Mi piace questa chiesa qui in foto, si trova a NE di Thaiti, a Taiohae. Mi piacerebbe sposarmi lì.”




    In fondo possiamo sempre diventare una nazione caraibica, o un bell’arcipelago del Pacifico. Che ci vuole?

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  10. @baba bici: i suoi commenti contengono solo velenosa polemica che ha un grosso difetto: l'insinuazione personale e fuori dall'etichetta di questo blog, - e sarebbe il meno-, nonché la superficialità ostentata di sostenere cose che il blog non implica.

    Ergo non è meritevole di essere pubblicato per alimentare una polemica che può solo gratificare un protagonismo polemico privo di basi minime cognitive e scientifiche.
    Le sue obiezioni sono solo il frutto di idee preconcette che possono derivare dal non (voler) seguire il blog e ciò nonostante intervenire in puro stile aggressivo-passivo: da qui la scarsa educazione profusa negli interventi, a sproposito, ma senza potersene rendere conto.

    Ma una cosa deve saperla: tutto il materiale contenuto nei libri - e nei video- è già pubblicato dal blog nel corso degli anni.
    RIGOROSAMENTE GRATIS.
    Si informi, studi il blog, studi qualcosa, eserciti l'intelletto senza soluzioni preconfezionate dal sistema mediatico di qualsiasi tipo: poi magari le sue opinioni permeiste non interesseranno lo stesso.
    Temo che infatti non sia disponibile a studiare nè a cambiare idee (preconcette). E questo è veramente tutto ciò che conta...

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