sabato 30 dicembre 2017

LE PROMESSE, CIOE', LE MINACCE ELETTORALI: L'OCCASIONE FINALE PER UN "NO"

 http://orizzonte48.blogspot.it/2017/05/la-sceneggiatura-il-truman-show-in.html

 Chuck Palahniuk
1. Finita la parte più strettamente religiosa delle feste, e quindi messa provvisoriamente in sospensione l'ubriacatura immigrazionista dello ius soli, e dei diritti immaginariamente negati, si passa ai propositi per il Nuovo Anno.
E questi propositi, nelle circostanze attuali, altro non sono che promesse elettorali, perché in tali termini vanno, da tutti voi, attentamente considerate; e immancabilmente, tutto questo va assunto nel connubio, ormai indistinguibile fra partiti di governo (in nome dell'€uropa dei mercati) e media di controllo, entrambi sospinti dall'incessante lavorio degli influencers,.

2. Questi operano dunque in un incessante processo circolare che alimenta di soluzioni di soccorso, - aggirantesi preferibilmente sull'unico grande tema del debito pubblico (con varianti imperdibili)-, la linea di governo €urotrainata, mentre, a loro volta, gli espertologi proponenti delle soluzioni, in contraccambio, ricevono la legittimazione preventiva - mediatica, naturalmente- a  divenire futuri governanti o, quantomeno, consulenti dei massimi livelli dell'amministrazione politico-economica. Tra una (lucrosa) "porta girevole" e l'altra; sempre qui, pp. 6-7

3. In questo circuito, non c'è più spazio, e nemmeno tempo da perdere, per l'ascolto dell'orientamento dell'elettorato - inteso come elemento sociale costitutivo dello Stato nonché titolare della sovranità-, all'interno di un processo, almeno formalmente, democratico. 
Traduco in termini più diretti: ammesso che il voto possa non essere condizionato dallo strapotere mediatico di chi odia la Costituzione (quella vera, non quella filosofica dei banchieri "liberali") e l'umanità stessa, l'idea precostituita è che comunque la futura agenda di governo non potrà e non dovrà tenerne conto. Tutto è già comunque deciso. 
Rimarrebbe solo da ascoltare, per mesi di campagna elettorale, la reiterazione ossessiva, pluriennale, - che dico: pluridecennale!-, delle stesse "soluzioni". 

4. Siamo irreversibilmente, - ci dicono in tutti i modi sicché nessuno possa avere più dubbio alcuno-, in un mondo in cui i tecnici gestiscono mentre i mercati governano (Reichlin dixit, once and for ever): e, poiché il ruolo dei politici è di andare in televisione e sui big-media, per converso, il passaggio mediatico del tecnico emerge spontaneamente quale voce-dell'opinione-pubblica-che-non-può-essere-ignorata. Essa e soltanto essa, tra le molte che si levano da una società che pure mostra profondi segni di inquietitudine, è abilitata a segnare i limiti di (non)"significato"di ogni possibile espressione del voto:
Il voto, attesa la incomprensibilità, da parte dell'individuo comune-elettore, della realtà normativa naturale, è solo un processo subordinato di ratifica delle decisioni "impersonali" del mercato (questa sintesi è agevolmente ricavabile, ex aliis, da questo post e da quest'altro).
5. Ma una volta profilato come "atto dovuto", senza alternative, il piegarsi preventivo ed incondizionato dell'elettorato alle esigenze del "lovuolel'€uropa", le "soluzioni" assumono il carattere più preciso di minacce
Un tale carattere minaccioso delle dichiarazioni programmatiche elettorali potrebbe sembrare un ben curioso calcolo di captazione del voto.
Promettere prelievi patrimoniali sulle proprietà immobiliari e sui conti correnti delle famiglie, nonché (oh, finalmente!) tagli feroci della spesa pubblica, uniti alle soluzioni più tipiche di welfare caritatevole, drasticamente alternativo alle politiche di piena occupazione, e conditi dalle immancabili riforme definitive della Costituzione in senso "liberale", - in modo da ammantare prelievi e ferocia di una solenne legalità-, infatti, parrebbe in controtendenza clamorosa rispetto alle speranze e alle motivazioni di voto della schiacciante maggioranza degli italiani; ma, grazie al meccanismo della legge elettorale ed all'esistenza stessa, rectius all'accurata creazione,  dei "3 poli", non lo è. 

6. Oggi un residuo lumicino di speranza per evitare tutto questo passa per una rigorosa rivendicazione della vostra autonomia di giudizio, per la libertà del vostro voto: per un no che, questa volta, non possa essere beffardamente vanificato.
Perché, come ormai dovreste aver imparato, un "no" non preceduto dal risveglio e dalla mobilitazione delle coscienze (p.2), dall'aver coltivato "lo spirito di scissione" gramsciano (inteso come chiara presa di distanza che non ammetta compromessi e paure), può sempre essere vanificato. 
E questa con ogni probabilità potrebbe essere l'ultima volta che un "no" potrete ancora (utilmente per voi) esprimerlo. Almeno all'interno dei parametri democratici che, con eccessiva di prigrizia, si tende a dare per scontati.
E' obbligo civile, e di legalità costituzionale, l'essere consapevoli che, questa volta, è veramente un'occasione finale. Com'è finale l'attacco del neo-liberismo globalista alle Costituzioni

7. Non rimane, dunque, che fare la cronaca delle battute finali della "sceneggiatura" nel suo prossimo compimento, ricordandone le premesse strutturali
"E quindi, come in Italia, si conferma che la "governabilità" (qui, pp. 2.1.4 e ss.) è una qualificazione di tipo tecnico-istituzionale che, se assunta come valore autosufficiente (cioè come indicatore di un'astratta funzionalità organizzativa che non si cura più del raggiungimento dei fini costituzionali dell'organizzazione stessa), finisce per assorbirne ogni altro, cioè per rendere irrilevante ogni contenuto e fine dell'indirizzo politico-elettorale.
Quest'ultimo, in teoria, dovrebbe risultare corrispondente alle esigenze che l'elettorato, ed anche la obiettiva realtà socio-economica, cercano di segnalare al sistema pseudo-rappresentativo dei partiti; ma, ci si accorge che, come giustamente, ha detto Draghi (ispirandosi a Friedman; qui, p.1, "addendum"), l'indirizzo politico è fissato da un "pilota automatico".
...
Anzi, si potrebbe persino dire che l'apparente frammentazione partitica attuale sia un bene per il "governo dei mercati": restituisce alle masse una sceneggiatura di contendibilità delle istituzioni (democratico-elettive) su varie, apparenti, versioni dell'indirizzo politico e così allontana la presa d'atto popolare sull'abolizione delle sovranità democratiche.
La sceneggiatura di una grande reality sedativo stile "Truman show".
E dunque, aveva pienamente ragione Reichlin (qui, p.8.1.):
"I mercati governano, i tecnici gestiscono, i politici vanno in televisione".
E questa è l'€uropa: ora più che mai.
Perché il problema di fondo rimane sempre questo:
"Se un "governo" sovranazionale free-trade non è strutturalmente idoneo ad autoriformarsi per via endogena (e le ragioni sono le stesse per cui i paesi non vincolati dalla bdp, cioè in surplus, non risultano praticamente mai, nella storia economica, aumentare le proprie importazioni e raggiungere il pieno impiego, cooperando spontaneamente a riequilibrare i saldi esteri e i livelli di occupazione dei paesi "vincolati"), ne deriva una struttura della massima rigidità.

E una tale struttura può solo collassare, escludendo, geneticamente, qualsiasi elasticità delle sue regole: se infatti fosse prevista una clausola di "elasticità", la sua governance riterrebbe di perdere la "credibilità" necessaria per affermare i suoi fini naturali.
E in fondo, è ciò che ci va ripetendo, ogni volta che ne ha l'occasione, Mario Draghi.
Anzi, precisa che qualsiasi alternativa a tale rigidità istituzionale è "unrealistic".

Quindi il destino delle masse €uropee è segnato".

26 commenti:

  1. E non dimentichiamoci che stanno cercando in tutti i modi di tagliare un anno di scuola superiore perché così facciamo leuropa (ovvero essere più ignoranti e con meno insegnanti).
    Spero di vedere la loro fine.

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    1. Pianificare l'ignoranza, ridurre il pensiero critico, tagliare la scuola pubblica.

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  2. E questi propositi, nelle circostanze attuali, altro non sono che promesse elettorali, perché in tali termini vanno, da tutti voi, attentamente considerate; e immancabilmente, tutto questo va assunto nel connubio, ormai indistinguibile fra partiti di governo (in nome dell'€uropa dei mercati) e media di controllo, entrambi sospinti dall'incessante lavorio degli influencers,.

    Leggendo la prima parte del post… mi è venuto in mente questo:

    Mi chiedo come mai la massa degli italiani si faccia ingannare regolarmente sempre dallo stesso meccanismo di "illusione finanziaria": non ci sarà una nuova manovra, non ci saranno nuove tasse e via dicendo.
    E mi chiedo perchè gli italiani non si chiedano...perchè, queste affermazioni PRE-ELETTORALI, vengano poi regolarmente contraddette da decenni, nella parte dell'anno successiva alle elezioni di turno; diciamo almeno da quando siamo entrati nel meccanismo del trattato di Maastricht.
    Un metodo.
    E mi domando se gli italiani arriveranno mai a chiedersi come mai, allo stesso modo, vengano ogni anno contraddette dai fatti le previsioni di crescita del PIL. Sempre costantemente sbagliate per eccesso, con errori di cui non viene mai spiegato il meccanismo di causazione; pur essendo evidente che gli errori di stima commessi siano sempre gli stessi.
    Un metodo.
    Ma non siete stanchi di sentirvi in colpa per aver vissuto sopra le vostre possibilità? Non siete stanchi di farvi terrorizzare dalle cifre sull'ammontare pro-capite del debito pubblico, da ripagare come se fosse un problema che implica un'equivalente espropriazione dei cittadini?
    Ancora credete in queste cialtronerie, raccontatevi implacabilmente da decenni, con piccoli cambiamenti di stile e di contesto?
    Un metodo.

    No, probabilmente gli italiani non ci credono veramente e sono pure stufi.
    Ma soltanto un po'.
    Perchè al netto del nichilismo, di un "non credere" in nulla, sospeso tra il cinico e il disperato, non sanno in cosa credere più veramente.

    E' per questo che gli italiani permettono ancora che i media si possano esprimere ripetendo le stesse cose e hanno appena un qualche sussulto quando si parla di corruzione: da decenni - sempre gli stessi decenni- la spiegazione passe-partout per tutti i nostri mali.
    La spiegazione di ultima istanza tirata fuori quando il nichilismo e lo scetticismo, appositamente indotti, rischierebbero di ritorcersi contro gli stessi controllori dei media.
    Un metodo: infallibile.

    http://orizzonte48.blogspot.com/2015/04/la-spiegazione-di-ultima-istanza-un.html?spref=tw

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    1. Sì, forse a quel tempo era ancora possibile ipotizzare una qualche forma residua di "libero arbitrio".
      Oggi...boh (parliamo di potenziali maggioranze non di mera crescita del dissenso)

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  3. "Quand'è che il futuro è passato da essere una promessa a essere una minaccia?"

    In Europa sicuramente dal 13 marzo 1979, anno di entrata in vigore dello SME.

    In Italia direi invece dal 16 marzo 1978.

    E' da allora che ci siamo ineluttabilmente avviati sullo scivoloso piano inclinato che ci ha condotto all'assurdo logico che per vincere le elezioni si debba minacciare piuttosto che a blandire.

    Però il processo e' reversibile, perchè sia la Cina che la Russia credono sempre meno nel commercio internazionale come motore di sviluppo e stanno invece rilanciando la domanda interna.

    Ovviamente certi provvedimenti 'canonici' aiutano anche a vincere in modo plebiscitario....

    http://tass.com/economy/983669

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    1. https://www.youtube.com/watch?v=a0fTVnhg7S0

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  4. La rigidità e l'irriformabilità dell'attuale sistema istituzionale, insieme alla ormai completata incomprensibilità dell'ordinamento giuridico e ovviamente alla più volte ricordata assenza di risorse culturali, sono un "farmaco calmante" di ogni velleità democratica.
    Le persone "ragionevoli", i moderati, si muoveranno (inutilmente) lungo i consueti sentieri di "riforma dall'interno"; dalla parte della critica radicale si ammasseranno fanatici e invasati, che rafforzeranno nei moderati la convinzione di essere nel giusto.
    Molti, consci dell'impossibilità di cambiare democraticamente lo stato delle cose, attendono passivamente il "grande botto", immersi in una pentola la cui temperatura dell'acqua aumenta gradatamente.
    La struttura sicuramente collasserà (personalmente, vedo un futuro iugoslavo per l'Italia, come 'titillato' dalle recenti iniziative autonomiste di Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e adesso anche Piemonte), quando vorranno "loro".

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    1. Temo che questo scenario, in assenza di nuovi elementi che siano idonei a scardinarne l'inerzia, sia attualmente uno dei più probabili.

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    2. Osservazione fondamentale.

      Gli stramboidi e gli esagitati, de destra e de sinistra, sono spesso strumenti della reazione.

      Il problema è il gregge moderato: odio i moderati. Li ho sempre odiati.

      (Diffidare di chi la mena con l'amore: Hegel insegna che non esiste amore senza odio: il love speech è pericoloso quanto e più dell'hate speech)

      Odio il moderatismo perché, se la virtù sta nel mezzo, il moderato è un estremista in moderazione.

      I principi morali ed etici, invece, sono rigidi: radicali.

      Il moderato è tiepido, privo di passioni: umanamente modesto.

      Il radicalismo democratico andrebbe fomentato.

      Non c'è compromesso con il pensiero elitista, antiumano: è la naturale lotta per la sopravvivenza. Nella sua interpretazione darwiniana più sana, in cui la specie umana è un tutt'uno.

      Il moderato estremista - che bela i versetti della propria ideologia, pensando che siano i propri o che glieli abbia messi direttamente in testa Dio, che riesce, nel suo moderatismo e nel suo mediocritismo spacciati come posate e sagge doti di bilanciato equilibrio, ad essere neutrale e de facto strumentale a qualsiasi orrore ed aberrazione - è patologica sintomatologia dell'alienazione umana.


      (Passione è energia vitale, potere)

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  5. (otc, .. boh)

    Knight, leggendo l'immancabile ed irrinunciabile intervento avevo in "testa"
    queste note che potrebbero "accompagnare" la lettura e .. le ri/letture.


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    1. [questo è un blog serio e anche l'orecchio "vuole" la sua parte: questa di V Gergiev con la LSO è "più" meglio :-)]

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  6. Il momento però mi pare propizio: squarcio spaziotemporale di crisi di controllabilità, banchieri italiani (!) oppressi&confessi, Brexit, Trump, Polonia & Catalogna... ci vorrebbe una rispolveratina a SunTzu, una bella strategia per agevolare il collasso ritrovandosi in posizione di “vantaggio” anzichè passivamente travolti.

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  7. Sono "incappato " nel video di Igor Sibaldi ( Madre russa ) .
    Mi rendo conto sfiori solamente il cuore del bel Post , ma il suo punto di vista mi sembra possa aprire punti di vista alternativi al modo in cui " SI CREA IL CONSENSO " suggerendo la possibile creazione di una "nuova umanità " :https://youtu.be/M3v_ZQcRhnQ

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    1. Mi sono guardato con molto interesse il filmato suggerito .

      Bè, devo ammettere che Igor Sibaldi è un fenomenologo effettivamente che sa il fatto suo. Ma la fenomenologia non è sufficiente per approcciarsi al "tutto": è il punto di partenza.

      Voglio dire: Heidegger è stato un grandissimo fenomenologo, il miglior allievo di Husserl. Le potenzialità cognitive che si aprono possono radicalmente cambiare la descrizione del mondo. Effettivamente è un percorso che, come già suggeriva Husserl, è alternativo anche a qualsiasi "teologia".

      Lo scrittore propone anomia ed anarchia, resistenza non-violenta come via verso la liberazione dal dominio. Innanzitutto chi conosce la letteratura politologica è ben cosciente di come l'anarchismo sia l'altra faccia del liberismo, come già notavano Marx ed Engels in relazione all'implicito autoritarismo che propone il percorso "anarchico".

      Insomma, appare proporre un pensiero strumentalizzabile come quello di qualsiasi "liberal de sinistra"; come quello di un "fenomenologo esistenzialista" come Sartre: il problema peggiore per l'autocoscienza dal Sessantotto ad oggi..

      La descrizione del problema, nella sia inquietante e religiosa "impersonalità", risulta essere molto simile a quella fatta in questi spazi: ma perché arriva in realtà a suggerire un percorso che, in realtà, non è veramente coscienzialmente emancipatorio?

      Ci sarebbero mille obiezioni da fare sull'approccio "psicologistico/esistenzialista" nell'affrontare un problema sociale come quello del dominio.

      Due suggerimenti (per la verità "sei") ce li fornisce Lenin.

      Un altro, tanto per cambiare, Rosa Luxemburg...


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  8. E visto che tutti parlano di diritti cosmetici…. Riposto (a mio parere) uno dei più belli commenti di Bazaar di qualche anno fa. Voglio fare gli auguri oltre che a 48….. anche a tutte le persone che seguono questo blog.

    "Mi permetto un appunto: non è proprio che i diritti liberali siano a costo zero, mentre i diritti sociali sono un costo.

    Innanzitutto un costo per chi?

    Semplice: per l'élite parassitaria, ovvero per i rentier che vedono nell'implicita progressività sociale l'erosione di un privilegio non ammesso in Costituzione: quello di non lavorare.

    La progressività sociale porta a quella cosa sconosciuta agli imbecilli che è l'uguaglianza sostanziale: uguaglianza che nessuna porcheria eugenetica potrà mai modificare.

    I diritti sociali, come ricordava il dimenticato Lord Beveridge, intesi come sicurezze garantite dallo Stato sociale, sono componente positiva del PIL.

    Sono un cacchio di reddito indiretto che si accompagna a quella necessità di perseguire la piena occupazione. Condizione scientificamente dimostrata come necessaria per la stabilità economica da quei due altri sconosciuti come Keynes e Kalecki.

    I diritti civili e tutte le altre porcherie liberali, non sono semplicemente "a costo zero": senza i diritti sociali a renderli universalizzabili, questi hanno ben altro scopo che "distrarre". Hanno uno scopo malthusiano, hanno ineluttabili conseguenze nel controllo demografico.

    Dopo la shock doctrine degli anni '90 che ha visto il collasso demografico dell'ex-URSS, perché si pensa che la Russia abbia proibito la propaganda relativa alla "promozione" dell'omosessualità?

    Radio Radicale dovrebbero chiamarla radio Malthus.

    Ma la crescita demografica non era proprio quella componente che Keynes riteneva necessaria per riuscire a portare l'ecumene globale fuori dall'indigenza? E solo successivamente dedicarsi alla stabilità e all'equilibrio con l'ecosistema?

    E comunque la Dichiarazione universale dei diritti umani sancisce i diritti sociali come universali negli artt. 22-27. "
    (Bazaar)

    http://orizzonte48.blogspot.com/2015/12/sommario-mergenziale-di-fine-anno.html?spref=tw

    p.s. ancora auguri a tutti.

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    1. Auguri Luca...Contavo di rinviare questa occasione a un breve nuovo sommario emergenziale di nuovo anno da postare domani :-)

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    2. Grazie mille, Luca.

      Pensare che quando scrissi quel post mi dovetti "sforzare" a premere Pubblica: mi sembrava "forte". Ma, come spesso faccio, mi affido a quel principio tanto hegeliano quanto fenomenologico che è "ciò che è razionale è reale". E se l'intuizione è veramente "razionale", la prova empirica non aspetta ad arrivare.

      A due anni di distanza, oramai manifesta l'insensata brutalità delle menti raffinatissime di nostra nonna in carriola, queste affermazioni troverebbero, purtroppo, facile consenso.


      (Notare che - apparente - "razionalità" e "sensatezza" non sono propri di qualsiasi paradigma di pensiero. Il nichilismo elitistico è appunto un'assenza di ricerca di senso; di un senso oggettivo, e quindi esperibile in modo intersoggettivo. L'elitismo liberale è appagamento individuale, materiale ed immediato grazie al potere conferito dalla struttura sociale. Nella ricerca di senso, l'efficienza è assolutamente una variabile neutrale, indifferente: conta l'efficacia. Conta quel processo di emancipatoria acquisizione di coscienza e autocoscienza che, parafrasando Husserl, realizza la persona umana in senso teleologico e in senso deontologico.
      Proprio come nei principi fondamentalissimi della Carta del '48)



      (È razionale fare qualcosa di insensato?)

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    3. “Conta quel processo di emancipatoria acquisizione di coscienza e autocoscienza che, parafrasando Husserl, realizza la persona umana in senso teleologico e in senso deontologico.”

      Ma io ringrazio sempre te Bazaar….. (e non solo):

      Bazaar15 novembre 2016 17:51

      A me piace ironizzare su chi con ogni evidenza usa pretestuosamente un obiettivo sforzo di seguire con costanza un discorso molto, molto, molto ampio e complesso, per poi continuare a urlare « forza Fallaci!, forza Thatcher! ».

      "Formattazioni" e relative "dislessie" lasciano in tali contesti un certo gusto aspro di infantilismo fuori luogo, mentre l'animo è soverchiato dalla coscienza storica di questo frangente; contemporaneamente tragico e farsesco.

      Senza polemica non c'è politica, ma, di converso, senza critica non c'è coscienza. Ossia, senza autocritica non c'è autocoscienza.

      E l'autocoscienza, spiritualmente e materialmente, è tutto.

      Vorrei ricordare che chi sta dalla parte della democrazia, sta dalla parte dei più deboli e che, star dalla parte dei più deboli, è individualisticamente irrazionale.

      Stare dalla parte dei più deboli, significa stare dalla parte dei politicamente perdenti; stare dalla parte dei perdenti, significa perdere.

      Poi possiamo essere coscienti della dialettica servo-signore e riconoscere nella sconfitta dialetticamente una vittoria.

      La sconfitta, forse, è veramente gravida di vittoria: entriamo, però, nell'escatolgia marxiana dell'emancipazione universale.

      E keynesianamente dovremmo constatare che, nel frattempo, saremo tutti morti.

      Ciò fa a pugni in parte con la tradizione democratica e socialista: forse meno con quella cristiano-sociale... che tanto ricorda il keynesiano liberalismo sociale, che, nella sua laicità, mira comunque alla progressività prima di passare a miglior vita.

      Manca una leniniana avanguardia intellettuale: una che sappia portare coscienza alle masse oppresse e, se si vuol veramente uscire il meno peggio e il prima possibile da questo incubo, un approccio "keynesiano" che sappia dialogare con la classe dominante per portarla a più miti consigli e cercare quella frattura nella cosmopolita classe egemone; che spinga una élite ragionevolmente illuminata a cooperare solidaristicamente con i subalterni.

      Keynes e Lenin sono storicamente stati in una dialettica complementare: in antitesi al capitalismo sfrenato, producendo in sintesi la progressiva realizzazione del pensiero luxemburghiano e, nel centro geostorico dello sviluppo umano, gettando le basi per la realizzazione delle aspirazioni ideali bassiane.

      http://orizzonte48.blogspot.com/2016/11/guida-semplificata-orizzonte48.html?showComment=1479228666110#c5115234303286217709

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  9. Ciao Bazaar che i diritti sociali siano un costo per i rentier lo si dovrebbe spiegare anche ai sindacati che li vedono come forma di corruzione da combattere con l'ISEE, perchè le prestazioni sociali devono essere erogate solamente ai poveri, poveri, in perfetta assonanza con l'ideologia neoliberista. Che lo Stato Sociale sia un potente motore di sviluppo è un concetto del tutto alieno alle loro menti imbevute di propaganda. Anche gli onesti secondo loro, in fondo al cuore sono potenziali evasori e corruttori, narrative che circolano in quegli ambienti. Da organizzazione a tutela dei lavoratori a pretoriani in difesa degli interessi del capitale transnazionale. Questa è la follia di questo periodo storico dove purtroppo noi siamo abitatori.
    Rinnovo gli Auguri di Buon Anno a tutti

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  10. La governabilità: in Italia fu Amato, tanto per cambiare, ad annunciare che dopo il celebre rapporto della Trilaterale vi era stata "la scopertà della ingovernabilità come dramma epocale" (G. Amato, Una repubblica da riformare, Il Mulino, Bologna, 1980, pag. 26. Contiene saggi pubblicati fra il ’75 e il 1980).

    In realtà bisogna leggerselo tutto il Rapporto: riserva sorprese. Per esempio a pag. 206, riferendo dei commenti durante la discussione del Rapporto a Montréal, si legge: “One or two participants suggested that the whole discussion of governability distorted the real problems and was of concern only to an elite uneasy about its declining position in society! They maintained that factors such as rising in flation and the growth of public expenditure as a percentage of GNP (which were seen by some as causes or effects of governability problems) had nothing to do with governability and may, in fact, have produced more "positive" benefits by forcing better income distribution, via the "catch up" of wages and social welfare benefits.”.

    E allora in effetti che dramma, signora mia!

    Tanti cari auguri di Buon Anno a tutti.

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    1. Auguri a te e a tutti i lettori.
      Come al solito, mi "leggi nel pensiero" e il tuo commento è perfettissimamente a tono col nuovo post di augurio appena pubblica da pochi istanti.
      Me lo riposti lì? :-)

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    2. Fatto. Domani ci metto pure la traduzione. ;-)

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    3. Denghiu...così ci faccio pure l'Addendum (che sarà la prima esemplificazione per gli "empirici" che ne hanno tanto bisogno)

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